mercoledì 17 aprile 2013

La donna al Quirinale, must politico di primavera

Da Fanpage:


Sbaglio o il must politico degli ultimi giorni è  la donna al Quirinale? Bonino o Gabanelli che sia, gran parte dell'opinione pubblica -cioè, nello specifico, politici e giornalisti- si sta riempiendo la bocca con questa fantomatica donna che merita di stare al Colle per una serie di motivi fondamentali: essere donna.

Già dover parlare di quote rosa in generale è umiliante perché è come dire che le donne possono aspirare a ricoprire cariche solo se si riservano loro dei posti d'ufficio; dover constatare che la donna al potere viene  usata come frase ad effetto lo è altrettanto. Si passa ancora sulla donna usandola per attirare consensi, strumentalizzandola  con discrezione: lodarla in quanto tale, non per le sue capacità, ma lodarla.
Se ci fosse una parità, i partiti sceglierebbero un nome e basta, senza bisogno di evidenziare che si tratta di una donna: essere donna è natura, non un valore aggiunto. Se invece si vuole fingere di avere una credibilità davanti ai cittadini, allora sì che si evidenzia di aver fatto un nome femminile.
Dato che la donna  -e qui entrano in gioco i giornalisti- adesso va alla grande, anche quando Napolitano ha scelto i suoi utilissimi 10 uomini, quello che gli si è subito rimproverato dopo aver visto i nomi, era che non ci fosse nemmeno una donna, come se, davanti a quei nomi lì, fosse davvero l'assenza di donne il problema reale.
La donna a tutti i costi non rende necessariamente onore alla causa femminista. Forse quest'anno ci leviamo dalle ovaie Miss Italia, accontentiamoci: un passo per volta, non siamo mica la Svezia.
La solfa della donna al Quirinale sta diventando una frase fatta, un luogo comune: la competenza ci vuole, la competenza. Al Quirinale ci deve andare qualcuno che sia garante della Costituzione, poi se l'incarico va a una donna tanto meglio, ma non spariamo nomi ad minchiam indicando persone che addirittura fanno tutt'altro nella vita.

La  Gabanelli per esempio, è una giornalista di razza, ma è altro dalla politica. Chi sostiene la Gabanelli, forse e dico forse, si è lasciato influenzare da chi scriveva o diceva in tv che al Quirinale deve andare una donna.
Non tiriamo fuori la storia della casta da mandare a casa, cioè si, tiriamola pure fuori, ma rendiamoci conto che amministrare la cosa pubblica richiede professionalità: se i figuri che ci ritroviamo in Parlamento e Senato da Tangentopoli in poi, hanno svilito un'attività nobile come l'amministrazione della polis, la soluzione non è metterci chi non abbia la più pallida idea di come si amministra -praticamente intendo- la polis.
Capisco che in questo paese Barbara D'Urso pubblica libri, Ruby è la nipote di Mubarak, Garko un attore, Alemanno il sindaco della capitale e Lapo un brillante rampollo che ha studiato in Svizzera, ma se il meccanico non m'aggiusta bene la macchina e mi fa pagare un conto esorbitante, io non mollo la macchina e vado in bicicletta: cerco un meccanico onesto, o almeno più onesto del precedente.
A questo punto sennò mi candido pure io: ho all'attivo una discussione di tesi censurata, articoli vari tagliati oppure mai pubblicati e sono "cittadina"  non collusa con i poteri forti. Per di più mi batto contro la diffusione della parola "apericena" e sono pure piatta come la Gabanelli; direi che almeno un Ministero dell'Istruzione mi spetta di diritto.



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